Milano Pret à Porter

MIlano Pret à Porter

Milano, 1969: sei marchi di abbigliamento e un gruppo di agenti consociati in Assomoda fondano al Jolly Hotel di Milano Due MilanoVendeModa: storica rassegna, pronta a tornare con la nuova insegna MI Milano prêt-à-porter. Per continuare la storia di una manifestazione che ha pilotato il boom del prêt-à-porter made in Italy, contribuendo sensibilmente a eleggere Milano capitale della moda.

VERSO IL ’68.
Se nel ’51 il marchese Giovan Battista Giorgini riunisce le prime firme emergenti dell’Italian Style, alle sfilate collettive alla Sala Bianca di Palazzo Pitti, per tutti gli Anni ’60 Firenze sarà la capitale del nascente made in Italy. In passerella muovono già i primi passi Krizia, Missoni, Valentino, Pucci e Roberta di Camerino. Ma la grande svolta arriva con l’onda rivoluzionaria del ’68, che mette in discussione anche i cardini e le dinamiche del tessile-abbigliamento. I pezzi unici di alta moda cuciti a mano su misura negli atelier dei sarti, diventano obsoleti nel mondo in rivoluzione che veste in jeans, coltivando il culto degli hippy. D’altro canto, la massa che sino ad ora si è vestita con le confezioni dozzinali prodotte in serie, rivendica vestiti di maggiore qualità. La soluzione sarà proprio la moda pronta: via di mezzo che industrializza l’idea prima dello stilista, democratizzando lo stile.

RILEGGERE GLI ANNI ’70.
Negli anni ’70, l’Italia vive il “decennio di piombo” aperto dall’assassinio Calabresi e chiuso dal rapimento di Aldo Moro. Il Bel Paese fa i conti con la svalutazione della lira, i problemi petroliferi  e le domeniche a piedi dell’austerity. Ma proprio in questo contesto di crisi – termine che non a caso, in greco significa “cambiamento” -  si impongono gli stilisti. Nel ’72 debuttano Laura Biagiotti e Roberto Cavalli, mentre nel ‘75 Armani e Sergio Galeotti fondano la Giorgio Armani S.p.A.. E se nel ’77 Fendi affianca il suo ready to wear agli accessori, nel ’78 irrompono  Versace e Ferré. Alla fine dei ‘70, la compagine vincente del made in Italy è pronta. Il che impone una rilettura dei “formidabili anni” di Mario Capanna e l’anticipazione della data di nascita del p.a.p., abitualmente associata agli Anni ‘80. Del resto, molte altre invenzioni risalgono al più controverso dei decenni. Nel ’71, per esempio, l’ingegnere Ray Tom Linson spedisce il primo messaggio via e-mail, aprendo l’era delle telecomunicazioni. Anche se negli Anni ’70 a rivoluzionare la comunicazione sono soprattutto l’arrivo in Italia della TV a colori e la nascita delle emittenti locali che moltiplicano la massificazione via schermo. Sta di fatto che la moda, “scrittura della società”, riflette con le sue collezioni questi movimenti verso il grande pubblico. E la figura dello stilista si prepara a diventare una pop star, come aveva  profetizzato Andy Warhol nel ’71,  ritraendo Valentino alla stregua di una delle sue icone seriali.  Al made in Italy  manca solo un  palcoscenico più ampio, simmetrico alla sua nuova dimensione allargata. La Fiera di Milano sarà la risposta esatta a questa necessità.

NASCONO LE FIERE: LA MILANO DELLA MODA DIVENTA MILANOVENDEMODA.
Già dal ‘72 Walter Albini, capostipite degli stilisti, aveva abbandonato Firenze per sfilare a Milano seguito da Missoni e da Krizia. Nel ’79, tuttavia, Beppe Modenese, eminenza della moda,  riunisce una quarantina di griffe nei saloni fieristici del Modit. Lo stesso anno l’esposizione viene perfezionata  col centro sfilate di Milano Collezioni. Qui, una dopo l’altra, salgono in passerella tutte le più grandi firme. Dall’82 MilanoVendeModa sarà inglobata da EXPOcts, l’ente che organizza le fiere per conto dell’Unione del Commercio di Milano. E l’anno successivo la rassegna, tramite un accordo con Efima e Modit, salirà sul palcoscenico della fiera di milano. Il successo sarà senza precedenti. Al punto che MilanoVendeModa diventerà sinonimo della totalità delle manifestazioni di stile meneghine. Gli specchi e i cristalli scintillanti della Sala Bianca di Firenze abdicano alla cornice meno salottiera della Campionaria. I padiglioni dove si presentavano le novità industriali, diventano la sede fisica e morale più consona a un nuovo stile sempre industriale.

ANNI 80: DALLA FIERA DI MILANO AL MONDO.
Alimentato dall’edonismo, dagli yuppie e da un generale ritorno alla vita che  pulsa sino alle ore piccole, sdoganate dalla Febbre del sabato sera, esplode il fenomeno degli stilisti. Debuttano Alberta Ferretti (‘80), Luciano Soprani (‘82), Enrico Coveri (‘82). Le collezioni si segmentano nelle linee giovani e nel jeans. Il primo, firmato da Armani, irrompe nelle vetrine nell’81 a 18mila lire, mentre impazzano gli scaldamuscoli e il matrimonio di Lady D con Carlo di Inghilterra rinnova il mito delle nozze principesche. Armani conquista la copertina del Times, simbolo della consacrazione dell’Italian style e di Milano, capitale internazionale della moda. La città diventa palcoscenico di nuovi fenomeni come l’affermazione di Trussardi: griffe che balza agli onori delle cronache con grandi eventi negli spazi pubblici, da piazza Duomo al Teatro alla Scala. Inizia così, il fenomeno delle sfilate-spettacolo allargate a un pubblico più sempre più ampio. Tutto diventa moda. Persino le bande giovanili si estetizzano col look dei paninari: Timberland, jeans di Armani, piumino Moncler, accessori di Naj Oleari. E il nuovo orologio usa e getta Swatch che si rinnova come l’abbigliamento, con collezioni stagionali. La dipendenza dalla moda è tale che viene stigmatizzata dal nuovo termine “fashion victim”.  E proprio ironizzando con sagacia sulle vittime della moda, si afferma fra polemiche e colpi di scena Franco Moschino. Ai nomi già noti si affiancano nuove firme che mettono in discussione il dress for success. Se nell’85 sfilano Dolce e Gabbana, portabandiera di uno stile siciliano che anticipa il glocalismo, Romeo Gigli getta le basi di un nuovo rigore estetico ribattezzato “minimalismo”: svolta che traduce in stile l’imminente spiritualità della New Age Anni ’90. Il sorpasso di Milano su Parigi, storica capitale della moda, è talmente conclamato che nell’89 Gianfranco Ferré viene chiamato alla Direzione Artistica della maison Dior, simbolo massimo della couture francese. Lo stesso anno, la caduta del muro di Berlino anticipa il crollo delle barriere di un mondo in cammino verso il villaggio globale. Complice la telematica che sempre nell’89 registra la nascita della realtà virtuale.

ANNI 90: NEW AGE.
Nel ‘91 squillano i primi gsm e l’anno dopo l’ingegnere Neil Papworth invia il primo sms. Tutto è più vicino e veloce: senza confini, come il nuovo mondo dove l’Europa si prepara alla grande unione sotto il segno dell’Euro. Anche MilanoVendeModa si fonde con Modit  in MoMi-Modamilano. Ormai, il made in Italy si muove su un palcoscenico mondiale, pur continuando a far leva su quella fiera dalla quale è partita. Se l’inchiesta Mani Pulite spiana la strada alla Seconda Repubblica, anche per le maison è tempo di cambi generazionali, aperti dall’arrivo di Tom Ford da Gucci. Nel frattempo, sulla scia del Grunge anti-yuppie, esploso a Seattle, le mode arrivano dalla strada, conciliando lo street wear. Tutto è sottosopra come l’intimo a vista lanciato da Dolce e Gabbana e iconizzato da Madonna. Gli fa eco il boom del reggiseno push up. Prada esplora l’estetica dell’antiestetica. E le Spice Girl di Wannabe (96) fanno tendenza con zeppe deformi. I personaggi dello spettacolo acquistano un ruolo sempre più importante nel lancio delle tendenze, confermando la progressiva tendenza al pop della moda. E quando nel ’98 Mariah Carey taglia la vita dei suoi jeans, tutto il mondo la imita.

IL NUOVO MILLENNIO: MILANOVENDEMODA DIVENTA MI MILANO PRET A PORTER.
Il made in Italy è alle soglie della svolta millenaria. A cavallo di questo passaggio, spaventate dal Millenium Bug, molte maison si fonderanno nei poli del lusso internazionali, coniugando la moda alla finanza e trasformando le griffe in multinazionali. Nel 2003, finita l’esperienza unitaria di MoMi-Modamilano,  Modit e MilanoVendeModa tornano ad essere manifestazioni individuali. Il resto è storia dei più recenti anni 2000, che al termine del primo decennio registrano la rifondazione di MilanoVendeModa in MI Milano prêt-à-porter.

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